Torneo di Calciobalilla
Stasera presso la festa de l'Unità di Via Nova (Pieve a Nievole PT) è in programma un torneo di calcio balilla con inizio alle ore 21.00.
Accorrete numerosi (in premio 2 spalle per la coppia prima classificata e 2 salami per la coppia seconda classificata).
Il calcio balilla in rotta verso Pechino
"Siamo uno sport: lo mostreremo al mondo"
ROMA - Il tavolo dei sogni vola a Pechino. Quel rettangolo verde con le stecche e gli ometti che ha permesso a tutti, in spiaggia, al bar o in oratorio, di dar vita ad accese ed immaginarie sfide tra i grandi club della serie A, nel 2008 sarà alle Olimpiadi. Il calcio balilla, o table soccer per dirla all'inglese, sarà uno degli sport dimostrativi ammessi alla prossima edizione dei Giochi. Con l'obiettivo di essere incluso nel giro di pochi anni tra le discipline olimpiche. Tra i principali protagonisti ci sarà anche l'Italia, che vanta una buona tradizione e un movimento in crescita esponenziale. Il viaggio degli Azzurri partirà da Feletto, un paesino della provincia di Torino. Lì, il 28 giugno scorso, è stato inaugurato il nuovissimo centro federale della Ficb, la Federazione italiana calcio balilla. Una struttura all'avanguardia, che su una superficie di 800 metri quadrati ospita un dormitorio, una piscina (rigorosamente a forma di omino del calcio balilla) e una palestra per gli allenamenti della Nazionale.
Sì, perché stiamo parlando di uno sport vero, dove per eccellere servono applicazione e impegno. La vittoria è il frutto di un lavoro duro: ci vogliono rapidità, potenza, riflessi pronti e concentrazione. "Gli esercizi fisici riguardano soprattutto polsi e spalle", spiega il presidente della Ficb Massimo Ragona. "Per migliorare si analizzano anche i filmati delle partite dei campioni per scoprirne le tattiche e i segreti".
Gli Azzurri sono tra le prime cinque squadre al mondo e ad eccellere sono soprattutto le donne. "Samantha Di Paolo due anni fa ha vinto i campionati del mondo", dice Ragona. "Tra gli uomini puntiamo su Arturo Carletta, che vive in Belgio. Anche il varesino Francesco Bonanno, che gareggia con i diversamente abili, è molto bravo".
A Pechino gli italiani potrebbero quasi giocare in casa. "Ci stiamo impegnando per organizzare i tornei dimostrativi a Casa Italia", continua Ragona, che è anche vicepresidente della Federazione internazionale. "Ci sarà una competizione in singolare, maschile e femminile, per normodotati e una a coppie per diversamente abili. In ogni categoria parteciperanno i migliori 16 classificati ai Mondiali che si terranno a Saint-Vincent ad ottobre".
La vetrina delle Olimpiadi sarà soprattutto una straordinaria occasione per promuovere il calcio balilla e per mostrare agli scettici che si tratta di una vera e propria disciplina sportiva. "Da dodici anni lavoriamo per essere riconosciuti", continua il presidente della Ficb. "A Pechino faremo vedere che il gioco è sportivo, divertente e televisivo".
L'obiettivo successivo è diventare una disciplina olimpica a tutti gli effetti. "Sarebbe fantastico - prosegue Ragona - Del resto ai Giochi ci sono sport molto meno diffusi, come ad esempio il tiro al piattello. Il calcio balilla si trova ovunque e i praticanti sono sempre di più: nel 1996 in Italia c'erano 240 tesserati, oggi sono diventati 18mila".
A livello globale, invece, si gioca in almeno una quarantina di paesi. Con alcune piccole varianti: in Italia, ad esempio, il "gancio" (il passaggio della pallina tra due omini sulla stessa linea) è generalmente vietato, mentre nei tornei internazionali è consentito. Nessuna speranza invece per quei giocatori da spiaggia che si divertono a "rullare". "Quello - sentenzia il presidente della Federazione - è vietatissimo ovunque".
di ANDREA BETTINI (tratto da www.repubblica.it)
tanto prima o poi tocca a tutti...
Anche a Riccardo è toccato... Ormai è ufficiale: non è più Stefano che fa passare sotto il proprio compagno.
Il calcio balilla DOPATO
Dopo il doping nel calcio, questa è la dimostrazione che questa piaga dello sport ha colpito anche il nostro amato calciobalilla.
Ecco una dimostrazione:
Da notare:
- gli omini più muscolosi (notate i pettorali e i glutei);
- il portiere di diverso colore;
- gli sponsor sui bordi del campo.
Grazie a werenzo per la foto.
Passasotto (e 2 !!!)
cappotto a calcio balilla
Avrai anche una chat di skype fra "amici" che meriterebbe di essere pubblicata... Comunque questa è già la seconda volta che lo sfortunato collega è costretto a passare sotto !!!
5 Minuti di celebrita'

Che dire di alex: ha preso una settimana di ferie solo per rientrare in italia e venire a giocare a calcino.
Voleva vedersi pubblicato sul blog.
E io non posso che accontentarlo.
Benvenuto nel club : "quelli che passan di sotto"! :-D
Luca (Via MMS)
Ecco il nuovo arrivato in ufficio Luca...
Prontamente noi da buoni colleghi gli abbiamo dato il benvenuto in azienda :-P
Alejandro Finisterre
Fece di tutto, specialmente due cose: combattere Franco e inventare il calciobalilla.
Il cognome di Alejandro Campos Ramìrez è il paese in cui venne al mondo nell'anno 1919: Finisterre, in Galizia, vicino a La Coruna. E' morto per un'ulcera al duodeno in un ospedale di Zamora al fianco della moglie Marichù. Era figlio di un calzolaio e aveva nove fratelli.
La sua vita l'ha impiegata per fare tante cose (l'editore, il poeta, il ballerino di tip tap, l'imbianchino), due specialmente:
1) combattere Francisco Franco;
2) invenare il futbolìn (noto in Italia come calciobalilla).
I due fatti sono collegati. Nel novembre 1936, quando a 16 anni, Alejandro si trova a Madrid e viene ferito a una gamba durante un bombardamento. La guerra civile spagnola è nella fase più sanguinosa. L'idea arriva nell'ospedale di Montserrat dov'è stato trasportato. "La maggior parte di quelli che stavano lì erano mutilati di guerra" - ha ricordato in un'intervista del 2004 - "io avevo giocato a calcio, avevo anche perso un dente per una pedata e morivo di invidia per quelli che ancora potevano giocare. Mi piaceva anche il ping pong, così pensai: "Perchè non creare il fùtbol de mesa, il calcio da tavola?". Lo aiutò nell'impresa un muratore basco, Franciso Javier Altuna e Joan Busquets, un anarchico di Monistrol che aveva una fabbrica di gazzose: lo convinse a brevettarlo.
Nel 1937 nasceva così il moderno calcetto, quello con i giocatori sagomati, un perfezionamento di un modello tedesco degli anni Venti (autore Broto Wachter) e di un francese di poco posteriore (realizzato da un operaio della Citroen). Il vero successo arriva nel 1947 quando il marsigliese Marcel Zosso lancia sul mercato lo Sportfoot. In Italia, precisamente ad Alessandria, il calcetto arriva nel dicembre 1949. All'inizio viene impegato per la riabilitazione psicomotoria dei reduci (il nome calciobalilla sembra venire da qui).
La vita di uno normale sarebbe stata perfetta così; invece Alejandro continua: quando Franco prende il potere, il giovane anarchico scappa in Francia e, attraversando i Pirenei, smarrisce i documenti del brevetto (compiendo il percorso inverso nel 1940, Walter Benjamin aveva perso i Passages), a Parigi si laurea in filosofia, ripara in Gautemala (dove gioca una partita a calcetto con Che Guevara), nel 1954 gli uomini del dittatore Carlos Castillo Armas lo caricano su un aereo per rispedirlo in Spagna, ma lui riesce a dirottarlo facendolo atterrare su Panama. Da lì fugge in Messico dove si stabilisce facendo l'editore di libri e riviste (pubblica il primo libro di Ernesto Cardenal) e fa amicizia con il poeta Leòn Felipe, di cui sarebbe diventato esecutore testamentario.
In Spagna ritorna solo nel 1976, dopo la morte del dittatore, per viverci altri 21 anni. Aveva 88 anni.
tratto da Diario del 06/04/2007
Ancora sul terzo piano...

Anche l'amico CICCI è riuscito nell'impresa (foto come al solito sfocata ma questa volta non è colpa mia (io non c'ero).
In più l'umiliazione di avere ben 3 donne come testimoni del passaggio sotto !!!
Danielino
Anche al terzo piano ...
Vige la regola del passare sotto :-)
E anche il compagno di squadra (che si nasconde il volto dalla vergogna):
Profili di giocatori
E voi che profilo siete ?
Il Cinese: la tecnica
Se è mai esistita una scuola questa è stata quella del Cinese, giocatore leggendario oggi fuori dalle competizioni, dotato di tecnica impressionante, in grado di fare quei tiri che "nessuno sa fare", l'unico che abbia mai teorizzato sin nei più piccoli dettagli il gioco del bigliardino. Dotato sia di potenza ma soprattutto di una incredibile varietà di tiri che gli permettevano di riuscire sempre a sorprendere l'avversario.
Ha ispirato decine e decine di giocatori ed è stato maestro di molti, sempre disponibile ad insegnare ha di fatto creato una sua scuola che ancora sopravvive.
Circolano numerose storie leggendarie intorno alla sua fama di giocatore, storie che lo hanno reso sicuramente il più noto e che hanno contribuito a fare di lui un vero e proprio mito ma anche a sopravvalutarlo.
Il Dottor "G": l'istinto
Grande portiere di ineguagliabile grinta, di certo il più simpatico, capace con la rabbia della disperazione di rovesciare qualsiasi risultato, il suo gioco è basato essenzialmente su un unico tiro: il tiro a giro dalla parte alta del bigliardino. Pur essendo dotato di una notevole tecnica (evidente solo quando gioca in attacco), egli interpreta il gioco basandosi essenzialmente sull'istinto e la velocità. Gran conoscitore di tutti i trucchi possibili ed immaginabili, non contempla minimamente la possibilità di perdere anzi….. LUI NON HA MAI PERSO!
Caratteristica che lo rende unico è che quando scommette, a fine sfida, conteggia non solo i soldi che ha vinto (ripeto ancora una volta che lui non può perdere…), ma anche quelli che avrebbe potuto vincere, pertanto va via sempre insoddisfatto insinuando nell'avversario sconfitto l'idea che tutto sommato gli è andata bene!
Quando l'ho visto giocare per la prima volta si stava fasciando la mano destra "di nascosto" pochi minuti prima di iniziare un grande torneo (102 coppie partecipanti, a suo dire!) che puntualmente vinse. I suoi concorrenti a distanza di quasi 20 anni si stanno ancora domandando cosa avesse alla mano!
Enea: la velocità
Il più grande attaccante di tutti i tempi, così completo da poter giocare anche in porta allo stesso livello dei migliori portieri.
Il suo pressing è impressionante, è capace di togliere la sicurezza a tutti i portieri e a mandarli nel pallone. Dotato di una calma impressionante, sordo ad ogni evento capace di intaccare la sicurezza di chiunque ma non la sua. Anche se più simile ad un gentleman inglese che ad un giocatore di bisca, non lascia mai alcun vantaggio agli avversari, non ha mai un momento di défaillance, l'unico giocatore ad aver avuto come dote naturale sin dall'inizio…l'esperienza!
Cocco (ma per tutti paolococco tutto attaccato): la forza
Portiere, sicuramente con la media di gol partita più alta di tutti gli altri. Dotato di una forza impressionante, gioca soprattutto contro se stesso ma se è di vena è imbattibile. Grande fautore del tiro a giro da tutte le posizioni ha anche lui, seppur in tempi più recenti inaugurato una vera e propria scuola del tiro a giro contraddistinguendo una intera provincia.
I biliardini dove ha giocato sono facilmente riconoscibili dalle mazzette piegate!
Fu anche il più forte di sempre, in assoluto.
Sponsor (Quello con più soldi): l'astuzia
Attaccante, ma soprattutto gran artista del gioco assolo, specialità nella quale NON PUO' PERDERE.
E' stato il teorizzatore di tutta la psicologia che ruota intorno al bigliardino, che ha applicato in tutte le sue sfaccettature. Giocatore che sa in anticipo l'esito delle partite, quando accetta di giocare ha già vinto. A differenza degli altri giocatori egli sembra non saper giocare anche se i risultati indicano esattamente il contrario. Dotato di gran carisma è stato colui che per la prima volta ha creato una vera e propria squadra di bigliardino conducendola verso tutti i traguardi possibili.
tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/profili.htm
Giocare uno contro uno
Una specialità distinta risulta essere quella del gioco uno contro uno, detto anche "assolo", nome che evoca una origine in qualche modo artistica. Le caratteristiche che servono per essere bravi in tale tipo di gioco sono diverse da quelle richieste dal gioco a quattro e sono tecnica e controllo di palla. Chi gioca puntando sulla velocità o sulla forza non è adatto per l'assolo. Inoltre occorre molta più aggressività, cattiveria ed anche solidità psicologica; se si perde, infatti, non esistono comode scuse basate sulla debolezza del proprio compagno ma è esclusivamente causa nostra. Molti giocatori evitano di giocare assolo proprio perché sanno che, in caso di sconfitta, non possono appigliarsi a scuse e pertanto si giustificano in anticipo con la tipica frase "io non so giocare assolo, sono solo fortissimo in quattro!"
Nel gioco assolo anche giocatori fortissimi commettono errori da principianti, non bisogna infatti mai lasciare la mano sinistra dal portiere se non in rarissime occasioni e solo quando siamo in attacco con la palla ferma sui tre. Mai lasciare la porta quando il nostro avversario ha la palla sui cinque o pretendere di segnare dalla porta. In generale la difficoltà principale risulta nel restare in attesa della occasione propizia per realizzare senza lasciarsi prendere dalla voglia di finire subito la partita. Di solito gli attaccanti risultano essere più dotati dei portieri perché hanno una maggior tecnica dai tre e realizzano maggiormente da tale posizione. I portieri invece tentano di fare gol dalla porta ma a differenza del gioco a quattro non hanno l'attaccante che gli alza le mazzette e finiscono con il perdere.
In molti casi, dopo una sfida a quattro, c'è uno dei giocatori della squadra sconfitta, di solito il leader ma più spesso solo colui che si crede tale, che puntualmente sfida il presunto leader carismatico della squadra uscita vincitrice contro il quale però potrà solo continuare a perdere.
tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/psico.htm
Giocare in quattro
Quando si gioca in quattro avere un buon compagno è una delle fortune più gradite che possa capitare. Nella realtà è molto raro e avremo quasi sempre squadre squilibrate. Possiamo avere due combinazioni: squadre con i due giocatori equilibrati nella forza, e squadre con un giocatore più forte di un altro. Nel caso di equilibrio di forze il problema è nella difficoltà di garantire un impegno molto alto, poiché entrambi i giocatori tenderanno a rilassarsi riponendo la propria fiducia nelle forze dell'altro. Tale atteggiamento è molto pericoloso e causa sorprese inaspettate nell'esito delle sfide. Solo se i due giocatori sono dei veri professionisti e sanno che se non giocano al massimo la sconfitta è inevitabile, anche contro giocatori molto più deboli. In questi casi, per dare alla partita il suo normale corso, si può innescare rivalità tra i due giocatori più forti. Questi tenderanno a giocare al meglio delle loro forze per dimostrare a loro stessi e agli altri chi è il più forte. La partita allora diventa un massacro, con un risultato ancora più umiliante di quanto potrebbe essere normalmente. Se ci capita quindi di giocare insieme ad un giocatore che è del nostro stesso livello, anche se è un caro amico, ci dobbiamo presentare come i più forti e trattarlo come se fosse un ragazzino alle prime armi in modo da stimolarlo a fare lo stesso con noi ed a stabilire una volta per tutte chi è veramente il più forte.
Il caso più comune si verifica quando giochiamo con un giocatore di un livello superiore o inferiore al nostro. Se siamo dei portieri e giochiamo con un attaccante più forte si verifica il caso peggiore in assoluto. L'attaccante giocherà per vincere ma noi probabilmente prenderemo gol per lui "stupidi" o addirittura ci faremo degli autogol. Egli si innervosirà, ed insisterà per mettersi lui stesso in porta al nostro posto mandandoci in attacco ma la partita sarà compromessa senza possibilità di recupero. Questa combinazione va evitata a tutti i costi e se proprio capita la cosa migliore è che l'attaccante eviti di dire qualsiasi cosa al portiere senza mai rimproverarlo né lodarlo. Se invece la combinazione è portiere forte con attaccante debole non nascono grossi rischi, l'unica nota degna di rilievo è che il portiere forte può perdere delle partite senza capire bene il perché. Misurare infatti la bravura di un attaccante è molto più difficile che misurare quella di un portiere.
Giocare sempre con lo stesso compagno presenta alcuni evidenti vantaggi: sapere in anticipo come egli reagisce alle situazioni in cui è sotto pressione, conoscere i suoi tiri, evitare i contesti dove non si trova a suo agio. Se la situazione ideale è quella di giocare sempre con lo stesso compagno spesso, per diversi motivi, non sempre è possibile. Per ovviare a ciò nascono dei veri e propri team, quasi sempre nell'ambito della sala da gioco frequentata. Il vantaggio delle squadre è quello di poter scegliere tra una rosa di giocatori, selezionare per il tipo di incontro la combinazione ideale, avere una forza economica maggiore derivante dalla somma delle risorse dei vari componenti e la possibilità di avere durante le partite spettatori che, in caso di gol dubbi, parteggeranno sicuramente a nostro favore.
tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/psico.htm
La trattativa della partita
Le fasi che precedono l'inizio della partita vera e propria sono fondamentali, probabilmente essa inizia già da questi momenti. La prima cosa da tenere presente è che il primo che lancia la sfida si accolla un leggero svantaggio diventando quello che in ogni caso ha più da perdere. Oltre a questo egli propone la posta e si mette a rischio di un eventuale rilancio dell'avversario. La definizione della entità delle poste da scommettere e come scommetterle è una fase delicatissima, si può giocare sulla singola partita, su una serie di partite come ad esempio partita rivincita ed eventuale "bella", si può giocare ai tre punti, sempre al meglio delle tre partite, dove la vittoria vale due punti, la sconfitta nessuno, ed il pareggio uno, ovviamente nella "tre punti" non si gioca mai ai vantaggi in quanto la partita può finire pari. Si può dare un limite alla sfida nel numero delle partite o giocare senza limitazioni, in questo caso a poter decidere quando smettere è solo chi sta perdendo. A mio avviso solo le sfide fatte senza limite, quando solo chi perde decide, sono quelle vere, le uniche dalle quali colui che esce vincitore è veramente il più forte. Solo in tali circostanze si vede il vero giocatore. Riguardo l'entità delle poste si può giocare a posta fissa, e se non stabilito precedentemente, non si può cambiare senza un accordo comune. A volte si gioca al raddoppio della posta e in molti casi diventa un gioco pericoloso anche quando la somma iniziale era bassa. Un consiglio accorato è che bisogna sempre giocare contro chi ha da perdere più o meno quello che possiamo permetterci noi. Ragionando per assurdo, anche un giocatore fortissimo, un professionista, potrebbe perdere contro la Regina Madre di Inghilterra se scommettesse contro di lei un miliardo a partita. L'emozione e la paura di perdere sarebbe troppo e finirebbe con il bloccare la mani al giocatore, mentre la Regina se perde o se vince un miliardo resta impassibile. Alcuni giocatori speculano molto su tale punto e riescono ad assicurarsi dei forti vantaggi già nella fase iniziale. Qualcuno può davvero perdere più di altri, altri invece bluffano ma è facile capirlo.
Le regole, che come abbiamo detto, sono alquanto suscettibili di variazioni e vanno quindi definite in anticipo. Giocare con regole dissimili da quelle a cui siamo abituati è molto più difficile, attenzione nel concedere troppo facilmente le proprie regole all'avversario. Andranno anche discussi in anticipo gli eventuali cambi di campo, le rimesse della pallina, i punteggi da seguire, sempre con estrema chiarezza per evitare discussioni durante le partite.
Le discussioni, comunque: a volte si vedranno dei propri gol annullati, altre volte si annulleranno quelli degli avversari, e se si subisce un torto non bisogna rimuginarci troppo. Una grande invenzione, conosciuta solo nei grandi circuiti, è quella del "mezzo gol". Quando qualcuno fa un gol poco chiaro e nascono delle discussioni che rischiano di bloccare la partita, si può decidere di assegnare solo ½ di gol, un gol virtuale appunto. Se il gol successivo viene fatto dalla stessa squadra che ha realizzato il mezzo gol, il mezzo gol verrà annullato per non danneggiare oltre misura la squadra avversaria. Se invece sarà questa a realizzare il gol successivo, il mezzo gol verrà convalidato. Ad esempio se siamo 3-3 e si assegna alla squadra A un mezzo gol si va a 3½-3, se il gol successivo lo realizza sempre la squadra A si andrà a 4-3, se lo farà la squadra B si andrà 4-4. Lo spirito di base del mezzo gol è quello del minimo danno per entrambe le squadre nei casi dubbi, obiettivo che si raggiunge solo in tale maniera.
Prendersi e dare vantaggi in tale fase è comunque un'arte difficile da esprimere ma che spesso assicura un vantaggio notevole per tutta la durata della sfida. Un atteggiamento mentale errato, tipico di alcune persone, è quello che le porta a prendersi tutti gli svantaggi possibili. Accettano le regole dell'avversario, le sue scommesse, gli riconoscono tutti i gol e non contestano quando gli vengono annullati i propri, di solito queste persone sono così piene di sé da pensare di essere imbattibili e si cautelano da un'eventuale sconfitta, che gli brucerebbe troppo, con questa meravigliosa scusa: "Ho concesso tutto, ero troppo svantaggiato, ovviamente se non concedevo questi vantaggi vincevo sicuramente!" A costoro consiglio di trovarsi un'altra scusa, dare meno vantaggi all'avversario e di pensare solo a vincere e non all'ipotesi di perdere in anticipo.
tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/psico.htm
Giorgio passa sotto (Via MMS)
Ecco Giorgio:
Oggi è toccato anche a lui passare di sotto al calcio balilla e lo ha fatto nel peggiore dei modi. 2 partite perse per 6-0 6-0 e, soprattutto, il non aver letto il post sulla psicologia gli è costato parecchio caro...
Adesso lui può testimoniare come, sul 5-0, ti tremano le gambe, si suda freddi e si ha PAURA !!!
Dai Giorgio, continua così!!!
Alla Prossima
Danielino
Usare la psicologia
Ora che abbiamo in mano gli elementi di base della psicologia del gioco, dobbiamo trovare il modo di applicarli concretamente, infastidendo gli avversari in maniera eticamente corretta. Infastidire gli avversari vuol dire innanzitutto farli "pensare", nel senso di renderli partecipi e succubi dei concetti sopra detti, far pesare la nostra storia, la nostra imbattibilità, far capire, sempre in maniera molto elegante, che essi non esistono e che per noi rappresentano il nulla. Quando si ha a che fare con il caso concreto le cose dette diventano alquanto difficili da applicare, molto spesso riusciremo ad usarne solo qualcuna, mentre altre volte potrà andarci meglio.
In ogni caso esistono altre regole empiriche che sono più facilmente applicabili. Facciamo riferimento per esempio al concetto di ritmo, espresso e descritto nella prima parte. Il ritmo che la partita deve seguire deve essere sempre quello che scegliamo noi, se l'avversario è veloce e ama il gioco rapido ovviamente noi lo rallenteremo, viceversa se lo vediamo a suo agio in un gioco ragionato noi lo accelereremo, in ogni caso dovremo spezzargli il suo ritmo. Bisogna però prestare attenzione che i cambi di ritmo non danneggino più noi che l'avversario; la cosa comunque più importante è portare il nostro tempo, anche se questo coincide con quello dell'avversario. Per quanto riguarda l'andamento delle partite appare doveroso riportare la teoria che dice che tutte le partite presenti e future sono state già giocate. Già giocate per quanto riguarda il riferimento alla storia e all'atteggiamento psicologico prima descritto che esprime in partenza già il vincitore e lo sconfitto. Riferendosi invece alla probabilità di vincere una partita, essa varia durante il gioco a seconda dei risultati parziali in corso. Come sappiamo tutti i punteggi che incontriamo sono stati già giocati in altre migliaia di occasioni. Questo vuol dire che se dallo 0-0 la probabilità di vincere è del 50%, sullo 1-0 questa aumenta, sul 2-0 ancora di più, 3-4 avrà un'altra probabilità ancora e così via. Più importante ancora è la sequenza con la quale si giunge ad un determinato punteggio; se per esempio il traguardo di una partita è a 7, e siamo 5-0, e l'avversario recupera i 5 gol portandosi sul 5-5 ovviamente la probabilità di vincere, nonostante il punteggio sia in parità 5-5- non sarà più del 50%. Pur non esistendo osservazioni statistiche sull'argomento, l'esperienza ci insegna che le probabilità cambiano notevolmente con la serie con la quale si arriva ad un determinato punteggio. Solo con l'esperienza e con un'attenta osservazione riusciremo ad interpretare tali avvenimenti del punteggio e a capire quali sono i momenti più importanti della partita. Per esempio, se da 4-0 arriviamo 4-3 il gol successivo sarà quello più importante, chi lo realizzerà molto probabilmente vincerà la partita e si aggiudicherà un vantaggio psicologico che potrà sfruttare addirittura per le partite successive.
Una volta appreso che i gol non hanno mai lo stesso peso ma alcuni sono più importanti di altri, individueremo i punti chiave delle partite e saremo in grado di capire quando è il momento opportuno di spezzare il gioco e approfittare per una pausa. Mentre tra una partita e l'altra è sempre possibile interrompere per un certo tempo, magari prendendosi un caffè o facendo altro, durante una partita questo risulta molto più difficile. I giocatori usano tutte le scuse possibili per farlo, si accendono una sigaretta, accusano malanni passeggeri di tutti i generi, fingono che la stecca non si muova più ed abbia bisogno di essere oliata, raddrizzano il bigliardino, usano ogni minima scusa pur di fermarsi per un poco di tempo, insomma trovano tutte le giustificazioni possibili per interrompere un'emozione. A volte questo può bastare per rovesciare l'andamento di una partita.
Altri piccoli trucchi sono quelli basati sul concetto di distrazione dell'avversario: sussurrare all'orecchio del compagno facendo finta di rivelargli chissà quali verità, richiamare l'attenzione su eventi o cose esterne al gioco (meno importanti sono più efficaci risultano essere), sono tutte cose che possono aiutare, e di sicuro male non ci fanno.
Evitare di essere infastiditi dall'avversario è altrettanto importante, capire quando lui usa le tecniche appena descritte serve per annullarle in partenza.
In ogni caso ricordiamo che tutto quello che si è detto è sempre relativo alle situazioni in cui è applicato, che non bisogna mai esagerare troppo nel fare azioni di disturbo psicologico e che non va mai oltrepassato il limite della correttezza professionale e quelli imposti dalla nostra storia di giocatori.
tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/psico.htm
La "storia" personale
Nella pratica un elemento che condiziona molto il nostro pensiero è quello della nostra storia e di quella dei nostri avversari. L'aver vinto delle partite importanti, l'essere riconosciuti bravi, ma soprattutto riuscirsi a costruire come "personaggi" farà si che nel tempo si possa ambire a diventare dei giocatori ritenuti "forti", e come si sa i miti si autoalimentano.
La storia, non solo quella generale, ma anche quella legata alle singole sfide, è importante. Aver sempre perso o sempre vinto contro qualcuno farà si che tale sequenza continui. Anche se abbiamo battuto qualcuno solo quando era più debole mentre ora è molto più forte di noi lo continueremo a battere. La tendenza prosegue finché egli non se ne accorge, a volte non se ne accorge mai. Nel bigliardino vale il mito dell'allievo che supera il maestro, che ci racconta di un allievo che già da tempo ha superato il maestro in capacità, ma che non riesce a rendersene conto, solo nell'attimo in cui lo capisce le sorti dell'eterna sfida si capovolgono e l'allievo riesce a vincere.
La partita, nella stragrande maggioranza dei casi, è già stata giocata prima ancora di essersi avvicinati al bigliardino. Le figure del più forte e del più debole sono state già individuate, l'inconscio di ciascuno dei giocatori già sa chi vincerà e chi perderà. Ci saranno solo delle piccole avvisaglie, l'idea latente di non essere al pieno della forma, il pensiero che il bigliardino non è quello su cui siamo abituati, un'incertezza di fondo. Quando ci accorgiamo di ciò, e sentiamo crescere in noi tali pensieri, dobbiamo lasciar perdere, meglio prendere una scusa e non giocare che diventare carne da macello in balìa del nemico, ricordiamoci che la storia in tal caso ha già giocato per noi la partita.
tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/psico.htm
Giochino WEB
Ecco un gioco ispirato al calcio che, scegliendo il 3-4-3 sembra di giocare al calcino elettronico:
http://www.mousebreaker.com/games/foosball/play.php
Devo dire che quello vero comunque è tutta un'altra cosa.
L'atteggiamento
"Non posso perdere e loro non potranno mai vincere perché non esistono…", questa frase nasconde in sé il segreto della vittoria e l'atteggiamento mentale da tenere. Ovviamente essa detta in questo modo non ha alcun senso, è solo un pensiero, l'unica cosa che ha davvero senso è crederci intimamente, sapere che solo noi siamo gli artefici del nostro destino e che in nessun modo il risultato finale può essere diverso dalla vittoria. Essa contiene anche la massima giustificazione possibile per le nostre eventuali sconfitte, l'unica cosa che può appagare il nostro ego ferito dopo la sconfitta, la dimostrazione che noi, anche se perdiamo, siamo sempre i più forti, in quanto non abbiamo perso per colpa degli avversari, ma solo per una nostra scelta, perché siamo stati noi. D'altronde come si può mai perdere contro degli avversari che non esistono? Come si può aver paura del nulla? Tutto dipende da noi e solo da noi.
Mai prendersela con gli avversari, inveirgli contro, cosa mai c'entrano loro, non esistono, non sono neppure dei comprimari, sono solo lì per il nostro divertimento, non hanno altra funzione.
Tale atteggiamento è scorretto eticamente e moralmente, un "eroe" non potrebbe mai adottarlo, solo "i cattivi" possono arrivare a pensare questo… ma sono questi coloro che giocano a bigliardino scommettendo soldi.
Purtroppo non è sempre facile mantenere tale convinzione, ci sarà sempre un pensiero che giace nel nostro inconscio, il dubbio di vincere, gli avversari che iniziano ad esistere, le nostre sicurezze che vacillano nei momenti difficili della partita, che di colpo svaniscono, e che ci portano di fronte la realtà…..la sconfitta. La vera lotta del giocatore è contro se stesso, nel credere nel proprio gioco, fatto di tecnica, di esperienze accumulate, di bravura e di solidità, la lotta contro il lasciarsi andare, contro l'arrendersi ancora prima di aver lottato, di lasciarsi intimorire dagli avversari e di crollare sotto i loro colpi.
Tutto quello che ho detto nelle frasi precedenti è quello che accade nel nostro inconscio durante una partita, mentre la sfida procede, a volte per delle ore talvolta anche per giorni, è inutile ripetere a se stessi, "sono il più forte" se non lo crediamo veramente, non riusciremo mai ad illuderci se non all'apparenza, dentro di noi, e solo lì è nascosta la verità, la soluzione delle partite, e solo se crediamo "veramente" di non poter perdere non perderemo.
tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/psico.htm
La Psicologia
Quando nel gioco del bigliardino i giocatori raggiungono un livello tecnico medio-alto sviluppando un proprio stile ed affinando la loro esperienza, l'unica variabile che determina l'andamento delle partite è l'atteggiamento psicologico.
La prima cosa da sapere è che solo se c'è una posta in gioco, o si è in un torneo, la partita è una vera partita. Quando si scommette, anche la minima cosa, il gioco cambia notevolmente e le forze in campo si misurano per il loro effettivo valore: giocatori che normalmente sembrano forti crollano, altri invece si "trasformano". Quando l'adrenalina in circolo aumenta l'atteggiamento mentale resta l'unica chiave di volta della partita. A quel punto solo il carattere, la voglia di vincere, e l'esperienza del giocatore contano.
(tratto da http://www.dibernardo.it/biliardino/psico.htm)






Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@